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“Italofonia: lingua oltre i confini”Italofonia nostrana vs cacofonia inglese.

  • onisip
  • Sep 23, 2025
  • 3 min read

Gli anglicismi appaiono ormai insostituibili a causa anche del rifiuto dei linguisti e della Crusca di introdurre neologismi italiani o di italianizzare certi termini inglesi che noi adottiamo. Da un quotidiano della penisola: “Roccaraso in tilt e nel week-end un’altra orda”, sottotitolo: “Gite low cost da Napoli effetto ‘overtourism’ dopo i post su Tik Tok”. Continuando ad analizzare il titolo e il sottotitolo di quell’articolo devo riconoscere che, se non altro, low cost non è scritto low coast. In un giornale era annunciato un viaggio attraverso gli Stati Uniti cost to cost. Letteralmente: da un costo all’altro (e non da una costa all’altra).

All’overtourism, che potrebbe essere reso in italiano con iperturismo, si aggiunge l’oversold, che si fa beffe del nostro misero ipervenduto. Il tutto esaurito è sempre più raro in un’Italia dove domina invece il sold out. Over, termine sovraesposto e sovrappeso, ha preso il sopravvento su più, iper, sovra, sopra. Chi supera i 30 anni è un over 30. E chi invece è sotto i 30 anni e un under 30.  E la lingua italiana è sempre under nei confronti dell’inglese che è sempre over poiché l’inglese è per gli italiani una lingua super.

La lingua italiana è molto accogliente e io credo che il pericolo sia costituito da questo esproprio operato dall’inglese a danno di vocaboli e locuzioni di casa nostra sempre meno usati e che rischiano di essere rottamati. La nostra venerabile ovazione, ormai surclassata dalla standing ovation, è una di queste vittime linguistiche. Divario resiste ancora, ma gap lo insidia dappresso. Dispositivo per ora tiene, ma continuando questa alluvione semantica il gadget tra non molto lo sfratterà. Per gli italiani il tutor sembra più protettivo del tutore, ma nelle autostrade la sua tutela genera multe a gogo. Il testimonial è ormai insediato stabilmente tra i prodotti da pubblicizzare, e né il testimone né l’avallante né il garante né l’attestatore riusciranno mai a prendere il suo posto. La mission, in particolare quella di anglicizzare l’italiano, è preferita da molti alla missione

La sbronza ricercata per sé stessa, o altrimenti detto l’abbuffata di alcolici, è ormai giunta anche tra i giovani italiani insieme con l’espressione inglese binge drinking, ormai usata anche dagli astemi, e che sembra dare alla sbevazzata un carattere goliardico e sportivo. Trend e trendy sono una spanna più alti di tendenza, alla moda, in voga, termini italiani destinati a scendere dalla passerella. L’espressione body shaming, che significa derisione fisica, è entrata nel corpo della lingua italiana. E insieme al body shaming è entrato nel nostro vocabolario da camera da letto anche il revenge porn, ossia il porno vendetta, che consiste nel vendicarsi di una donna mettendo in rete i video e le foto del corpo di lei che si divertiva ad assumere le pose più audaci o divertenti di fronte all’obiettivo; consumando un normale, innocente coito, che ormai non si nega a nessuno, ma di cui però ora si vergogna. Io proporrei di considerare un revenge porn i costumini da bagno che, in spiaggia o in piscina, spariscono nelle chiappe appetitose di fanciulle straripanti sesso. È un sacrosanto porno incitamento nei confronti dei maschi della nuova generazione che senza quell’esibizionismo adescatore non le degnerebbero di uno sguardo. Ma è ancor di più una crudele porno vendetta nei confronti dei maschi della vecchia generazione, ormai in avanti con gli anni e che rimpiangono di non poter essere giovani oggi, in un’epoca di bengodi sessuale. Intendo dire che i costumini il cui retro sparisce tra certe appetitose chiappe è una forma di violenza morale nei confronti di questi vegliardi perché fanno sentire loro ancor di più l’ingiustizia della vecchiaia.


 
 
 

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