“Italofonia: lingua oltre i confini”Sostegno bipartisan all’itangliano
- onisip
- Sep 23, 2025
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Non possiamo negare che ci sia una certa coerenza in coloro che si mobilitano per l’abbattimento di porte, muri, frontiere e che si dichiarano quindi a favore anche della mescolanza di lingue, con l’inevitabile subordinazione del nostro idioma a quello del padrone: gli americani, i nostri liberatori cui tanto dobbiamo.
Churchill in un discorso agli studenti dell’università di Harvard, il 6 settembre 1943, disse: “Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente”.
I colonizzati nostrani, gran campioni di esterofilia e d’ibridazione e di copia e incolla, vedono invece nella difesa della lingua italiana contro gli anglicismi un pericoloso antistorico nazionalismo. E dire che questo fenomeno di asservimento al padrone di turno dovrebbe invece evocare gli sciuscià, le marocchinate, le “segnorine”.
In pochi paesi al mondo, e forse in nessun altro eccetto che nello Stivalone, succede che un programma governativo, una legge nazionale, un regolamento, un avviso diretto ai connazionali sia redatto in una lingua straniera. Sono cose ovvie che solo i progressisti italiani, amanti incondizionati del diverso, della varietà e dell’eguaglianza, stentano a capire. E così “Be cool and join the Navy” fu, nel 2015, lo slogan della campagna di reclutamento della marina militare italiana.
L’abitante della penisola è portato a fare politica su tutto con tutti. Dobbiamo invece resistere alla tentazione di pensare che vi sia una contrapposizione ideologica riguardo al servilismo linguistico che l'uso dell'"itanglese" o “itangliano” comporta. Sarebbe un errore credere che siano di sinistra coloro che usano con voluttà le parole di nuovo conio di stampo angloamericano, mentre siano di destra coloro che difendono la lingua madre dagli inquinamenti stranieri. L’idea che esista una tale contrapposizione è errata. Chi impone dall’alto o ripete dal basso locuzioni e termini come “Jobs Act”, “Election day”, "Family day", “Welfare”, “Social card”, “Question time”, “Stalker”, “Stalking”, “Pressing”, “Gossip”, “In tilt”, “Killer”, “Borderline”, “Flop” e altre amenità del genere, merita da parte nostra una scarica di pernacchie prescindendo dal colore politico del propagandista esterofilo di turno. È l’intera nomenklatura intellettuale, politica, giornalistica, artistica della penisola a comportarsi da “sciuscià” di fronte agli ex liberatori che oggi ci liberano anche della nostra lingua. E il popolo da parte sua segue scodinzolando. E nello stesso modo in cui gli stalker e i killer non fanno distinzioni politiche quanto alle loro vittime, il vecchio assassino e omicida del codice Rocco si è tramutato a guisa di zombie in un moderno killer, e ciò tanto per i giornalisti di destra che quelli di sinistra.
Gli scoop (colpi) giornalistici, spesso fasulli, sono moneta corrente nel quadro del giornalismo degli iscritti all’albo, istituito dal fascismo ma che nessuno contesta in nome del pur sacrosanto onnipresente antifascismo; i quali giornalisti, anche i più contestatari scrivono, inevitabilmente, per testate sovvenzionate dal governo, il che è la regola in Italia dove i giornali si reggono sul denaro di Pantalone.
Cerchiamo, nonostante tutto, di terminare su una nota positiva: finalmente unità e concordia tra gli italiani. In un’Italia da sempre divisa su tutto, il flop ex fiasco rende finalmente bipartisan i suoi abitanti nel loro ridicolo spiccicare le magiche parole americane. Peccato solo che tali patetici abracadabra all'americana invece di aprire chiudano a doppia mandata la caverna già così povera della dignità nazionale.
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